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"Piano d'azione per la conservazione del CAPOVACCAIO"
 
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Credits: PerlaStudio.COM

HABITAT RUPESTRE Museo Diffuso
 
Unione Europea      Lipu      Comune di Laterza    Regione Puglia
POR Puglia 2000-2006 misura 1.6 - Linea di intervento 2
PIANO D’AZIONE PER LA CONSERVAZIONE DEL CAPOVACCAIO e azioni di conservazione del GRILLAIO, NIBBIO REALE e NIBBIO BRUNO NELLA ZPS p-SIC “AREA DELLE GRAVINE”

CAPOVACCAIO
Neophron percnopterus (Linnaeus, 1758)


TASSONOMIA
Già Vultur Percnopterus Linnaeus, 1758, si tratta di una specie politipica a corologia paleartico-paleotropicale. La ssp. nominale percnopterus (Linnaeus, 1758) è presente nell'Europa meridionale, in Africa, nell'Asia sud-occidentale e centrale fino al Pakistan. La ssp. ginginianus (Latham, 1790) è presente in India.

DISTRIBUZIONE PASSATA E PRESENTE
La popolazione europea ha mostrato un marcato declino durante questo secolo (Elosegi, 1989). Il decremento ha interessato tutte le regioni europee. Il Capovaccaio in voloIn Spagna la diminuzione è stata particolarmente grave negli anni Cinquanta e Sessanta. Contrariamente a quanto successo per altre specie di avvoltoi, il declino è continuato fino ad oggi (Perea et al., 1990). In alcune aree favorevoli (Navarra) la popolazione si è tuttavia stabilizzata (Fernández, 1991). Complessivamente la popolazione europea continua a diminuire sia numericamente che in occupazione d'areale, anche se mancano dati precisi per paesi con contingenti numerosi (Turchia).
Il dato più recente pubblicato stima una popolazione complessiva per l’Europa di circa 2.800-7000 coppie (Tucker G.M. & Heath M.F., 1994).
Attualmente la specie trova in Europa circa un terzo del suo areale riproduttivo, dove è presente lungo tutta l'area circum-mediterranea dal Portogallo alla Turchia. Larga parte della popolazione sverna in Africa.
In Italia è presente sia come migratore che come nidificante. E' presente nelle regioni centromeridionali. Storicamente era presente sulle Alpi marittime e su tutto l'Appennino. Dagli anni Sessanta è iniziato il declino, che ha portato all'estinzione di tutte le coppie nidificanti, in ordine, nelle regioni settentrionali (Toscana, Lazio, Campania). Resiste in Sicilia e, con poche coppie, in Basilicata, Puglia e Calabria.

ECOLOGIA
La specie si alimenta in aree aperte, come le steppe, soprattutto su carcasse di animali di taglia piccola e medio-piccola (Ceballos & Donázar, 1990), sia selvatici che domestici. Probabilmente svolge anche attività di predazione verso piccole prede, Rettili (soprattutto testuggini), Anfibi, invertebrati. Nidifica sotto i 1000 m e predilige zone destinate al pascolo brado con scarsa presenza umana. Nidifica su pareti, possibilmente con presenza di corsi d'acqua.

HABITAT
E' presente in zone di pianura, collina e montagna in genere sotto i 1000 m. Trova un habitat ideale nei pascoli bradi e selvaggi, evitando aree a copertura boschiva a favore di ambienti aridi e brulli. E' indispensabile la presenza di pareti rocciose su cui nidifica (rocce tufacee o arenarie), oppure gole fluviali o massi isolati e dominanti. Disponendo di ottima vista si alimenta in aree aperte o con vegetazione bassa e rada, come i greti dei fiumi.

DIMORFISMO SESSUALE
Dimorfismo sessuale assente; abiti giovanili e da immaturi differenziati.

DIMENSIONI DELLE POPOLAZIONI
La popolazione europea è stimata in 2.800-7000 coppie (Tucker G.M. & Heath M.F., 1994). Tale approssimazione è dovuta alle incertezze nella stima della popolazione nidificante in Turchia, che potrebbe essere dell'ordine di alcune migliaia di coppie. La Spagna rappresenta l'altro paese europeo ospitante più di mille coppie.
La popolazione italiana è stimabile in 9-17 coppie, con circa 3-10 coppie in Sicilia, 3-5 in Calabria, 2 in Basilicata e 1-2 in Puglia.

COMPORTAMENTO RIPRODUTTIVO
Ritorna dalla migrazione in marzo e frequenta immediatamente i territori riproduttivi. Gli arrivi tardivi riguardano soggetti estivanti non nidificanti. I membri delle coppie giungono separati ai luoghi di nidificazione dell'anno precedente e scelgono alcuni anfratti potenziali ove costruire il nido. L'esposizione preferita è tra Sud e Ovest. Specie a monogamia almeno annuale, che talvolta si prolunga oltre il periodo riproduttivo. Entrambi i genitori collaborano alla cova e alla nutrizione diretta dei nidiacei. I gruppi familiari rimangono uniti per tempi variabili e abbandonano le aree di nidificazione insieme.

SVILUPPO
Il CapovaccaioVengono deposte in genere due uova (1-3) e sovente arriva all'involo un solo nidiaceo. E' possibile una covata di rimpiazzo. In Calabria è noto il caso di un nido che ha involato due piccoli per tre anni consecutivi (Brichetti et al., 1992). La cova dura 42 giorni e i nidiacei vengono nutriti al nido per 70-90 giorni. I pulli vengono nutriti 1-6 volte al giorno. Gli involi avvengono in agosto (Italia) e per almeno due settimane i gruppi familiari si trattengono non distante dal nido. Il successo riproduttivo è variabile. Si conoscono coppie che hanno involato due pulli per vari anni consecutivi e coppie che hanno ripetutamente occupato il sito riproduttivo senza deporre (Cortone & Liberatori, 1989). In Sicilia il successo riproduttivo è più elevato che in Italia (circa 1.0, Bologna, 1976), ma simile alle medie mediterranee (Bergier & Cheylan, 1980). Nella penisola è invece basso (0.2-0.6, La Rotonda & Mirabelli, 1981).

ALIMENTAZIONE
La specie esplora ampi territori volteggiando, ma talvolta frequenta discariche e gli incendi delle stoppie. Si alimenta su carogne, ma non disdegna prede vive. In Italia è stata accertata l'alimentazione su chiocciole, lombrichi, vari Insetti, Uccelli, Rettili e Anfibi (Massa, 1981). Tra le prede rinvenute nei nidi si ricordano cani, volpi, donnole, gatti, ricci e rospi. Bergier & Cheylan (1980) riportano che in Francia una notevole percentuale delle prede è raccolta lungo le strade e raramente provengono dalle attività pastorali.

RAPPORTI CON ALTRE SPECIE
Si associa sulle carcasse con altri avvoltoi, e talvolta con le iene in Africa. Teme il grifone, ma scaccia corvidi (eccetto il Corvo) e nibbi. Talvolta viene cleptoparassitato dall'Avvoltoio monaco (Glutz et al., 1971). Pare che segua l'andirivieni di Cornacchie grigie, Corvi imperiali e nibbi per localizzare le carogne.

CAUSE DEL DECLINO
Il declino, in tutta la regione europea, è correlato alla persecuzione diretta e all'utilizzo dei bocconi avvelenati (Bijleveld, 1974). Sebbene negli ultimi anni l'incidenza di tali fattori sia diminuita, essi continuano a rappresentare una minaccia in Spagna, Francia e Grecia (Bergier, 1985; Perea et al., 1990), e con particolare gravità in Turchia. Il bracconaggio durante il periodo migratorio persiste nel Sud della Francia e dell'Italia, a Malta e in Grecia (Elosegi, 1989; Portelli, 1992). La specie è tollerante di un limitato e sporadico disturbo antropico, e va tenuto conto di come l'impatto umano sia estremamente limitato nelle aree che ospitano il grosso delle popolazioni (Spagna settentrionale, Ceballos & Donázar, 1990). Tuttavia casi di abbandono di aree riproduttive precedentemente occupate sono stati riscontrati in Spagna dopo fenomeni di disturbo continuativo. Il cibo non costituisce una limitazione in Francia e Spagna, grazie alla capacità di utilizzazione di varie fonti trofiche (Perea et al., 1990).

PROTEZIONE LEGALE
Il Capovaccaio risulta protetto da leggi e normative nazionali (di protezione della natura e della fauna selvatica e/o tra le specie non cacciabili tra quelle indicate nelle legislazioni venatorie dei singoli stati) di molti paesi europei e dalle normative internazionali di seguito brevemente ricordate:

  • particolarmente protetto ai sensi delle leggi venatorie nazionali e dei "libri Rossi" dei singoli stati;
  • classificato come "Vulnerabile" nella lista delle specie Globalmente Minacciate (Collar et al., 1994) sulla base del rapido declino della popolazione;
  • tra le specie di categoria SPEC 1 (Species of European Conservation Concern di 1° livello, cioè specie globalmente minacciata) nell'ambito del programma IBA (Important Birds Area) promosso da BirdLife International;
  • allegato II della Direttiva EU sugli Uccelli selvatici (79/409/EEC), dove si propone di salvaguardare le popolazioni di uccelli selvatici e il loro habitat;
  • appendice II della Convenzione di Berna, relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale;
  • appendice II della Convenzione di Bonn, il cui principale obbiettivo è rappresentato dalla protezione della fauna migratoria.

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