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Credits: PerlaStudio.COM

HABITAT RUPESTRE Museo Diffuso
 

OASI LIPU GRAVINA DI LATERZA

Ucciso Per Divertimento





Immaginate di essere sul fondo di un canyon le cui bianche pareti, alte quanto un grattacielo di 70 piani, si stagliano contrapposte davanti a voi come muri altissimi. Ogni piano di questo "edificio" naturale di roccia rappresenta più di un milione di anni di sedimentazione carbonatica: uno straordinario patrimonio geologico testimone dell'origine della nostra Regione.

Benvenuti all'Oasi Lipu Gravina di LaterzaSiamo nella nuova Oasi LIPU della gravina di Laterza. Cinquanta chilometri appena ci separano da Taranto e da Bari, ma potremmo essere in un luogo esotico, lontano migliaia di chilometri dall'Italia. Qui, infatti, solo "suoni" naturali riecheggiano e rimbalzano tra una parete e l'altra della gravina, trasformando questo canyon in una enorme cassa armonica: così ora risuona amplificato il verso rauco ma potente del Corvo imperiale, ora quello melodioso del Passero solitario, ora quello lamentoso della Poiana, ora è l'eco delle nostre voci a rimbalzare di parete in parete davanti e dietro i nostri passi.

Pollini variopinti e aromi intensi, custoditi gelosamente dalla macchia mediterranea, si disperdono insieme nell'aria frizzante al nostro avanzare, reso difficoltoso da una vegetazione rigogliosa ed intricata. Alle falde delle straordinarie bancate calcaree alte 200 metri, dove la luce diretta del sole giunge per pochissimo tempo, l'umidità è una regola, e le piante ne approfittano per crescere e in fretta!

Affacciandosi dal bordo della gravina e guardando giù, la prospettiva inganna, schiaccia le dimensioni. Ciò che pensavamo fossero dei cespugli, qui, sul fondo della gravina, ci appaiono nella loro grandezza reale: boschetti di leccio e di carrubo con piante alte sei-sette metri!

Gli spalti del canyon sono ricoperti da una vegetazione compatta che si arrampica dappertutto sulle pareti, sfruttando come ancoraggio le più piccole fessure poste tra gli strati sovrapposti di calcare e ricopre con l'aderenza di un guanto le sinuose curve della gravina. Il verde domina la cromia del paesaggio con una serie quasi infinita di sfumature: dal verde scuro e diffuso dei lecci a quello più chiaro e meno intenso delle euforbie arborescenti a quello più lucido e vivo del carpino orientale.

Insieme alle altre gravine dell'Arco jonico, il canyon di Laterza rappresenta un universo di roccia che ha assunto una fisionomia più simile a quella attuale circa un milione di anni fa. Un fiume impetuoso, scorrendo su fratture preesistenti del blocco calcareo, erose i calcari pliocenici e pleistocenici, lasciando a nudo i calcari più antichi e duri che, plasmati successivamente dall'azione erosiva degli agenti atmosferici, hanno conferito alla gravina di Laterza la sua caratteristica morfologia sinuosa e meandriforme che la rende unica.

Sconvolge e affascina questo canyon perché, inatteso, squarcia improvvisamente il paesaggio circostante dominato da campi squadrati e olivi allineati; ma esso è cicatrice vivente di un territorio sconvolto prima da forze naturali devastanti, e poi, da altre, silenziose, ma inesorabili, ancora in atto.

Quando nel Miocene, tra la Puglia e i Balcani si creò un ponte di isole, ci fu il passaggio in Italia delle specie oggi note come transadriatiche. Alcune sono scomparse, altre, a causa dei cambiamenti ambientali, hanno trovato scampo solo nelle nostre gravine, luoghi dove le attività umane di pesante impatto ambientale non sono ancora giunte. A tale periodo risale il passaggio in Puglia del Fragno (Quercus trojana) e della Vallonea ( Quercus macrolepis) che, insieme ad altre otto querce presenti nella nostra Regione le hanno fatto meritare l'appellativo di "terra delle dieci querce". Un dato che assume più importanza se riferito a quello che ci vede invece, purtroppo, all'ultimo posto in Italia per quanto riguarda la copertura boschiva.

Teoricamente potremmo percorrere questo canyon per dodici chilometri, Centro visite dell'Oasi Lipu Gravina di Laterzama non vogliamo disturbare la fauna che qui ha trovato sicuro rifugio; per godere della grandiosità di questo spettacolare fenomeno naturale, ci basta percorrere poche centinaia di metri. Incontriamo, perfettamente mimetizzato tra le rocce su cui si termoregola, un piccolo sauro, il Geco di Kotschi, presente in Italia solo qui e in altre gravine vicine. Insieme al Colubro leopardino è considerata la specie animale di maggiore interesse biogeografico per la Puglia. Alcune decine di metri sopra di noi vola una coppia di falchi lanari (Falco biarmicus feldeggi) che tra queste pareti ha trovato uno dei suoi ultimi rifugi per la nostra Regione. Questa specie, la cui sopravvivenza è a rischio, sopravvive solo con 300 coppie in un territorio enorme che comprende l'Italia centro-meridionale, la Grecia, l'Albania, la Turchia e la ex Jugoslavia. Visitatori estivi della gravina sono invece una coppia di avvoltoi capovaccai, ormai rarissimi in Italia, che non molti anni fa vi nidificavano e oggi la LIPU sta cercando di farli riprodurre nuovamente.

La grande ricchezza delle Gravine è dunque, quella di possedere specie ormai rare, endemiche e sub-endemiche. Specie di flora e fauna menzionate negli allegati II e IV della direttiva 92/43/Cee "Habitat" e nell'allegato I della direttiva 79/409/Cee "Uccelli". Le gravine quindi devono essere considerate come "forzieri" di biodiversità e arca di Noè degli anni 2000.